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Timoleonte
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Timoleónte, figlio di Timodemo di Corinto (in greco antico Τιμολέων?, Tīmolèōn; Corinto, 411 a.C. circa – Siracusa, 337 a.C.), è stato un politico e militare greco antico.
Operò negli ultimi anni della sua vita in mwbgSicilia: il suo intervento derivò dalla richiesta che mwbwSiracusa avanzò alla madrepatria mwcaCorinto perché questa riportasse la pace nella città siceliota, liberandola dalla tirannide e dagli strascichi della complessa fase che vide confrontarsi mwcqDionigi il Giovane e mwcgDione.
Contents
• Note
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A Corinto
Della vita di Timoleonte prima della spedizione siciliana sappiamo assai poco. Le fonti classiche relative a questa fase della vita di Timoleonte sono mwfwDiodoro e mwgaPlutarco (che si dedica, nelle sue mwgqmwggVite parallele, ad un confronto tra Timoleonte e mwgwLucio Emilio Paolo).cite-ref-finley113-1-0[1]
Figlio di Timodemocite-ref-2[2], di nobile famiglia corinzia, ebbe un'infanzia agiata e tranquilla. Da giovane ebbe una normale carriera militare, tipica di un nobile. Arrivò quindi ad avere degli incarichi militari di notevole importanza, in un periodo abbastanza traumatico, che portò alla sconfitta dell'esercito spartano dopo secoli di imbattibilità.
mwlaCorinto, nel mwlq366, aveva rifiutato l'alleanza mwlgtebana, rinnovando l'alleanza con mwlwAtene e con mwmaSparta. Ma aveva preferito difendere l'istmo con le sole sue forze, allontanando la guarnigione ateniese oltre l'istmo e rifiutando di fare entrare la flotta ateniese nel proprio porto. Nel mwmq365, Timoleonte era il secondo in comando di un esercito di 3000 mercenari, al cui comando era il fratello mwmgTimofane, che aveva il compito di difendere l'istmo di Corinto di fronte ad un eventuale tentativo di invadere il mwmwPeloponneso. Timofane decise allora di occupare con i suoi mercenari l'mwnaAcrocorinto, l'acropoli della città di Corinto, per poter imporre la sua tirannia sulla città. Timoleonte non approvava che il fratello volesse farsi tiranno e con l'appoggio dei mercenari si oppose. Alla fine Timofane risultò ucciso. Dopo questi avvenimenti, Corinto si ritirò dall'alleanza confederata contro Tebe, trattando una pace separata in cui si tentò inutilmente di coinvolgere anche Sparta.
Le fonti riferiscono la vicenda del fratricidio in termini contrastanti: Diodoro (XVI, 65, 4) riporta che Timofane fu ucciso per mano di Timoleonte, mentre, stando a Plutarco e a mwngCornelio Nepote, Timoleonte si sarebbe servito di due complici (un indovino e un cognato) e avrebbe abbandonato la scena in lacrime. In ogni caso l'episodio (che va collocato tra il mwnw366 e il mwoa365 a.C., subito prima della pace tra Corinto e Tebe e non, come fa Diodoro, tentando di coprire l'infamia di Timoleonte, subito prima dell'impresa sicilianacite-ref-3[3]) compromise la carriera pubblica di Timoleonte, il quale trascorse i venti anni successivi ai margini della scena politica, anche perché i Corinzi non erano del tutto convinti della natura del gesto. Tant'è che quando il condottiero verrà scelto per guidare la spedizione siciliana, un notabile corinzio di nome Teleclide (stando alle mwpqVite parallele) gli diràcite-ref-finley113-1-1[1]:
«Se combatterai bene, penseremo di te che sei un tirannicida. Se combatterai male, un fratricida.»
(Vita di Timoleone, 7.2cite-ref-4[4])
La tradizione riporta che Timofane si sarebbe posto a capo di un movimento per la redistribuzione della terra. La resistenza di Timoleonte al tentativo tirannico del fratello rivela il suo orientamento moderato.cite-ref-braccesi159-5-0[5] La tradizione insiste peraltro sul suo odio acerrimo verso la mwtqtirannidecite-ref-6[6].
Resta comunque poco chiaro come mai Corinto abbia accettato di aiutare i Sicelioti, soprattutto tenendo conto del suo stato di prostrazione dopo oltre cinquant'anni di conflitti, anche interni.cite-ref-finley112-7-0[7]
L'impresa siciliana
Il turbolento contesto siciliano
Nel mwyq347 o nel mwyg346 a.C.cite-ref-8[8], mwzwDionisio il Giovane, dopo aver cacciato il fratello mwaaNiseo, aveva ripreso il potere a Siracusa: dieci anni prima era stato esiliato dallo zio mwaqDione (fratello di mwagAristomache e quindi cognato di mwawDionisio il Vecchio). Ma l'autorità di Dionisio è debole a Siracusa e tanto più nel resto dell'isola. Il periodo è infatti caratterizzato da una moltitudine di tiranni. La tradizione ne riporta sette: Leptine, che aveva liquidato mwbaCallippo (l'assassino di Dione), si era stabilito ad Apollonia e ad mwbqEngio (forse l'odierna mwbgTroina); mwbwMamerco, un mercenario forse campano, a mwcaKatane; un Apolloniade ad mwcqAgirio; un Nicodemo a mwcgCenturipe; un Ippone a mwcwMessana e, infine, mwdaAndromaco a mwdqTauromenion e mwdgIceta, originario di Siracusa, a mwdwLeontini. Nel complesso, il ruolo dei mercenari è, in questa fase di grande depressione economica per l'isola, essenziale per l'assunzione e il mantenimento del potere.cite-ref-9[9]
Passato poco tempo dal ritorno di Dionisio il Giovane, i cittadini siracusani guidati da Iceta nell'esilio lentinese, stanchi della situazione di incertezza, si rivolgono alla madrepatria, cioè a Corintocite-ref-finley112-7-1[7]. I Corinzi decretano di inviare un esercito di volontari e mercenari, e all'unanimità votano di mettere a capo della spedizione Timoleonte (o perché credevano in lui o perché desideravano liberarsi di lui). È questo il periodo in cui nella storia greca entra mwgqFilippo II di Macedonia: al re macedone guardano con favore i moderati di Grecia, ma l'orientamento predominante è a quel tempo antimacedone, per cui è possibile che la scelta ricadesse su Timoleonte con il fine di sbarazzarsi di un oppositore politico.cite-ref-braccesi159-5-1[5]
Le fonti sull'impresa
Dell'impresa siciliana di Timoleonte, oltre che dalla biografia di mwigPlutarco, siamo informati da mwiwCornelio Nepote. Sia Plutarco sia Nepote si rifanno probabilmente ad una biografia ellenistica, a sua volta basata sull'opera di mwjaTimeo di Tauromenio, figlio di mwjqAndromaco, tiranno di mwjgTauromeniocite-ref-braccesi159-5-2[5]. Da Timeo attinge anche Diodoro, ma da Plutarco lo distinguono diversi punti, per cui si è ipotizzato che lo storico siceliota si sia servito dello storico ateniese Diillo, mentre ad mwlaAtanide di Siracusa si sarebbe rifatto Plutarco. Così, ad esempio, Diodoro e Nepote asseriscono che la spedizione di Timoleonte era tesa a liberare Siracusa da Dionisio il Giovane, mentre Plutarco intende la spedizione in chiave anti-cartaginese. Ed è possibile che abbiano entrambi ragione.cite-ref-braccesi160-10-0[10] Infatti, mentre Timoleonte è impegnato nei preparativi del viaggio, Iceta rivela il suo vero intendimento e si allea con mwmqCartagine, la quale, sicura di poter approfittare delle divisioni siceliote, decide di intervenire. Nel mwmg345 a.C., dunque, Cartagine arma una flotta, comandata da mwmwAnnonecite-ref-braccesi160-10-1[10].
Spedizione contro i tiranni di Siracusa
Le fonti antiche che narrano lo svolgimento dei fatti sono principalmente tre: i greci mwpwDiodoro Siculo e mwqaPlutarco, e il latino mwqqCornelio Nepote. La minaccia cartaginese costringe Timoleonte ad affrettare i preparativi. Nel mwqg344 a.C., dopo aver consultato l'mwqworacolo di Delfi, che gli dà un responso positivo, salpa con appena dieci triremi, alla guida di un esercito di circa settecento uomini tra Corinzi e mercenari. L'intento, con un'armata così esigua, è quello di trovare alleati in Sicilia sia tra le mwrapoleis sia tra le truppe mercenarie di Dionisio, ora attaccate dai Cartaginesi.cite-ref-11[11]
A mwsgMetaponto Timoleonte apprende da messi di Iceta che il tiranno di Leontini si è ormai impadronito di Siracusa e che Dionisio è barricato a Ortigia. Iceta lo avverte anche che un forte contingente cartaginese sta cercando di intercettarlo nei pressi dello mwswStretto di Messina. Timoleonte a questo punto convoca a mwtaRhegion un incontro con gli ambasciatori cartaginesi e con seguaci di Iceta, ma riesce con astuzia ad eludere la sorveglianza degli avversari, raggiungendo infine le coste siciliane, a Tauromenio, dove Andromaco si erge a suo protettore e ne integra le armate.cite-ref-12[12] Ma il tiranno di Tauromenio appare all'inizio il solo disposto a credere nelle intenzioni dichiarate da Timoleonte. Gli altri Sicelioti sono memori delle recenti brucianti delusioni, come riporta Plutarco:
«Non confidavano in Timoleonte nemmeno le altre città [...] esasperate contro tutti i condottieri di eserciti, soprattutto a causa dell'infedeltà di Callippo e di Farace, l'uno ateniese e l'altro spartano; i quali, pure avendo dichiarato entrambi di essere venuti per liberare l'isola e abbattere i tiranni, avevano fatto apparire come oro le sventure patite dalla Sicilia sotto la tirannide e sembrare più felici i morti in schiavitù di coloro che avevano vista restaurata l'indipendenza della patria. Non si aspettavano che i Corinzi fossero migliori degli Ateniesi e degli Spartani.»
(Vita di Timoleonte, 11, 6-12, 1)
Tauromenio diventa la base degli attacchi terrestri di Timoleonte: questi, pur essendo in inferiorità numerica, sconfigge Iceta nella mwvabattaglia di Adranon, una città dell'interno dell'isola, alle falde dell'mwvqEtna. Il successo conquista alla causa di Timoleonte mwvgTindari e il condottiero mwvwMamerco. Lo stesso Dionisio si dichiara disposto a consegnarsi a Timoleonte e al tiranno viene garantito l'esilio a Corinto.cite-ref-13[13]
Appena cinquanta giorni dopo essere sbarcato in Sicilia, Timoleonte ha già provocato la fine della dinastia dionigiana. Corinto a questo punto invia rinforzi, circa duemila opliti e duecento cavalieri, comandati da Demarete e Dinarco. Queste forze vengono però intercettate da una flotta cartaginese e sono quindi costrette ad approdare a mwxqThurii: inizialmente supportano la colonia panellenica contro i mwxgBruzi, per poi raggiungere via terra lo Stretto di Messina. Di lì, su imbarcazioni offerte da Reghion, muovono per la costa siciliana, che raggiungono soltanto nell'inverno a cavallo tra il 344 e il 343 a.C.cite-ref-14[14]
Difesa di Ortigia e presa di Siracusa
In attesa dell'arrivo di Demarete e Dinarco, Timoleonte si installa a Katane, supportato da Mamerco. Da Katane supporta gli assediati di Ortigia, difesa da Euclide e Telemaco (che Timoleonte aveva inviato da Dionisio quando questi si era reso disponibile ad abdicare). La flotta cartaginese è imponente: si compone di 150 navi e circa 60.000 uomini, al comando di mwzwMagone. Con una sortita gli assediati conquistano il quartiere di mw0aAcradina. Nel frattempo, Timoleonte conquista Messana e si assicura il collegamento con Reghion. A questo punto il condottiero corinzio muove verso Siracusa, con il proposito di accordarsi con Iceta e sganciarlo dall'alleanza con Cartagine. Il racconto plutarcheo riporta lo stile della propaganda anticartaginese messo in campo da Timoleonte.cite-ref-braccesi163-15-0[15] Così, infatti, si sarebbero rivolti gli opliti di Timoleonte ai mercenari di Icetacite-ref-braccesi160-10-2[10]:
«Voi, che pure siete Greci, vi adoperate per asservire ai barbari una città così grande e adorna di tali bellezze, permettendo che i Cartaginesi, i più malvagi e i più crudeli degli uomini, si insedino più vicino a noi, quando bisognerebbe invece pregare perché molte Sicilie si estendessero fra loro e l'Ellade.»
(Vita di Timoleonte, 20, 7)
Ma non devono essere mancati argomentazioni più solide, come la promessa ad Iceta di tornaconti personali in cambio dell'abbandono dell'insidiosa alleanzacite-ref-braccesi163-15-1[15]. Sia come sia, Magone teme che Iceta cambi fronte e rinuncia all'attacco, rifugiandosi nellmw4a'mw4qmw4gepikrateia cartaginese posta nell'ovest dell'isola. Iceta, ormai accerchiato, è costretto a ritirarsi a Leontini.cite-ref-braccesi164-16-0[16] Quanto a Magone, ritiratosi nonostante la netta predominanza numerica, al ritorno in Africa è costretto al suicidiocite-ref-finley114-17-0[17].
Riorganizzazione di Siracusa
Timoleonte è ormai padrone di Siracusa e sceglie di operare in rottura con il passato. Abbatte infatti le fortificazioni di Ortigia, dove fa edificare tribunali, mostrando così piena attenzione alle istanze popolari. Vi è poi il problema della depressione economica e demografica della mw7qpolis seguita alla guerra e all'occupazione cartaginese.cite-ref-braccesi164-16-1[16]
Per rimediare, Timoleonte promuove il primo di numerosi bandi di colonizzazione. Sarebbero state 60.000 le unità che affluiscono da tutto il mondo greco per ripopolare Siracusa (e tra questi vi è anche un profugo da Terme, il giovane mw9aAgatocle, futuro tiranno e poi mw9qmw9gbasileus)cite-ref-braccesi164-16-2[16]: questa cifra è il frutto della testimonianza di Plutarco e non c'è modo di controllarne l'accuratezza, ma certamente l'apporto deve aver avuto un significato fondamentale per la ripresa dell'attività agricola e pare anzi che, sulla base della ricerca archeologica, la cifra vada ritoccata al rialzocite-ref-finley116-18-0[18]. Alla crisi economica Timoleonte risponde con una capillare opera di redistribuzione della mw-wmwaqachora, con la vendita a condizioni agevolate di immobili demaniali e con sussidi ai meno abbienti. Ad eccezione di quella di mwaqeGelone, mette all'asta le statue dei vecchi tiranni. In tal modo trova margini anche per finanziare la guerra ai Cartaginesi.cite-ref-braccesi164-16-3[16]
«Si preoccupò immediatamente di dare una nuova legislazione, emanando leggi democratiche, e fissò scrupolosamente le norme giuridiche sui trattati privati e su ogni altra disposizione nel massimo rispetto dell'uguaglianza.»
Esiste in questi provvedimenti un richiamo alla linea espressa da Eraclide e Ippone ai tempi di mwariDione. Ciò non significa che Timoleonte rinneghi l'impronta oligarchica che lo connota fin dall'episodio dell'uccisione di Timofane. Le concessioni democratiche verso l'uguaglianza sociale (ἰσότης, mwarmisotes) vanno contestualizzate in una fase critica, in cui il condottiero corinzio cerca di conquistare consenso e di scongiurare il formarsi di una nuova tirannide.cite-ref-braccesi166-19-1[19] Più in avanti, poco prima della morte, Timoleonte tornerà sul tema costituzionale, adottando delle riforme più consone al suo orientamento più proprio, di stampo oligarchico-conservatorecite-ref-braccesi167-20-0[20]. In ogni caso, su queste riforme che Timoleonte avrebbe adottato non appena conquistata Siracusa le fonti non sono affatto chiare e c'è anzi chi pensa che in quella fase di turbolenza egli abbia preferito mantenere lo status quo normativo, che lo inquadra forse mwarwstrategòs autokrátor pur non essendo nemmeno cittadino siracusano. Assumendo una carica militare, egli poteva in qualche modo operare a prescindere dall'impianto costituzionale di base, che probabilmente né mwar0Dionisio il Vecchio né mwar4Dionisio il Giovane avevano toccato, pur svuotandolo di significato. La cittadinanza siracusana accettò questa condotta anche perché l'operato di Timoleonte sembrava miracolosamente protetto dalla dea mwar8Tiche, la personificazione della mwasafortuna.cite-ref-dreher59-21-0[21] Scrive mwasuMoses Finleycite-ref-finley114-17-2[17]:
«Non fosse per il mito creato intorno alla sua persona, [Timoleonte] sarebbe stato chiamato tiranno, e a ragione: si era impadronito del potere avvalendosi di truppe mercenarie e dipendeva ovunque in larga misura da queste; era un autocrate spietato, brutale e sleale (in altri termini, «diplomatico») precisamente come i suoi alleati e i suoi oppositori [...].»
A sua volta osserva Drehercite-ref-dreher56-22-0[22]:
«Nel luogo in cui sorgeva la fortezza [di Ortigia] furono eretti dei tribunali. Ciò indicava sicuramente un rafforzamento delle istituzioni repubblicane della
pólis
, ma non necessariamente (come hanno invece ritenuto alcuni studiosi) un atteggiamento democratico di Timoleonte, dal momento che non sappiamo nulla del sistema giudiziario di Siracusa.»
La mwatqVita plutarchea ha decisamente contribuito a costruire un'immagine di Timoleonte virtuoso e compassionevole, testimone innocente di soprusi e uccisioni, a partire dall'assassinio del fratellocite-ref-finley114-17-3[17]. A differenza, però, degli altri tiranni, Timoleonte fu il solo a preoccuparsi di mettere in piedi un progetto statuale che potesse sopravvivergli e che potesse assicurare un futuro di pace all'isola, in ciò distinguendosi soprattutto dallo stato territoriale di un Dionisio il Vecchio. Fu in questa direzione che va interpretato l'operato di Timoleonte al momento del suo ritiro, quando rimise mano (o mise mano per la prima volta) alla riforma costituzionale della mwatkpoliteia siracusana.cite-ref-finley115-23-0[23]
Ripopolamento della Sicilia
Nel complesso, Timoleonte favorisce, come confermato dalla ricerca archeologica, un periodo di significativo sviluppo urbano: mwauwAkragas e mwau0Gela, che erano ormai pressoché deserte, tornano agli antichi fasti. Tutto l'entroterra meridionale conosce un'analoga rinascita. mwau4Megara Iblea, che era stata distrutta da mwau8Gelone nel mwava483 a.C., viene rifondata. In località oggi denominata mwaveScornavacche, tra le odierne mwaviVizzini e mwavmChiaramonte Gulfi, sulla riva sinistra del mwavqfiume Dirillo, nasce una nuova colonia, che sarebbe vissuta mezzo secolo, lì dove in passato era stato un piccolo insediamento poi distrutto dai Cartaginesi nel mwavu405 a.C. Rinasce anche mwavyAgyrion, mentre maggiori dubbi ci sono in relazione a mwavcMinoa, che viene ribattezzata mwavgEraclea e forse ripopolata con elementi provenienti da mwavkCefalù.cite-ref-24[24]cite-ref-dreher60-25-0[25] Infine mwawiSabucina, il cui centro verrà ricostruito e ripristinate le fortificazioni.
Come testimoniato da mwawqDiodoro, risorge anche l'edilizia monumentale, che era pressoché ferma dai tempi dell'invasione cartaginese della fine del mwawuV secolo a.C. Vengono restaurati templi, teatri e altri edifici pubblici, e si assiste anche a nuove costruzioni. I fondi, sempre secondo Diodoro, provengono dalla rinvigorita attività agricola ed è probabile che la Grecia rappresentasse il più importante mercato di sbocco, tanto che si assiste ad un'imponente importazione di monete di tipo corinzio (dette "pegasi"), che divengono nel tempo la moneta corrente per tutta l'isola. In qualche caso si tratta di coniazioni locali, ma la maggior parte delle monete proviene dalla stessa Corinto e dalle città da essa dipendenti. Il fenomeno peraltro non è banale, se si considera che Corinto, pur avendo inviato Timoleonte, non ha un vero controllo dell'attività del condottiero e anzi i suoi rapporti con la Sicilia, dopo l'impresa timoleontea, ritornano agli stessi bassi livelli di intensità che avevano prima. Altrettanto poco chiaro è da dove provenga l'argento per la coniazione: il bottino ottenuto a Crimiso spiega solo in parte la questione.cite-ref-26[26]
Si calcola che furono circa 60.000 i Greci attratti dai bandi di colonizzazione di Timoleonte. Erano cittadini insoddisfatti, economicamente svantaggiati o particolarmente arditi.cite-ref-dreher56-22-1[22]
L'istituzione della symmachía
Nel frattempo, a Cartagine, mwaxiAnnone tenta di instaurare un potere personalistico. Ciò determina una crisi tra i Punici, di cui Timoleonte è pronto ad approfittare. Nell'estate del mwaxm342 a.C., dopo aver attaccato senza frutto Iceta, Timoleonte conquista Apollonia ed mwaxqEngio e ne scaccia Leptinecite-ref-braccesi164-16-4[16], che viene mandato come Dionigi a Corintocite-ref-finley113-1-2[1]. Poi attacca lmwax0'mwax4epikrateia cartaginese, con lo scopo di fare bottino. Conquista così mwax8Entella, mentre altri centri che orbitavano nella sfera d'influenza punica gli si sottomettono e ne ricevono in cambio l'autonomia. Anche le comunità mwayasicane e mwayesicule si sottomettono.cite-ref-braccesi164-16-5[16]
Queste conquiste sono alla base dell'istituzione di una mwaycsimmachia tra Siracusa e gli altri centri di Sicilia, tanto mwaygsicelioti quanto indigeni, la cui impronta qualificante è la cacciata dei Punici dall'isola. La simmachia timoleontea è caratterizzata dalla garanzia della libertà dei contraenti, ma anche dalla condivisione della politica estera di Timoleonte. La formula, che riprende in parte l'azione di mwaykFilippo II in Grecia, cerca di articolare un'alternativa alla forma statuale iniziata da mwayoDionigi il Vecchio.cite-ref-braccesi165-27-0[27]
Battaglia del Crimiso e pace con Cartagine
La presenza di Entella all'interno della simmachia è per Cartagine una nitida minaccia: ripresasi dalla crisi interna, nell'estate del mwazw339 a.C., ma più probabilmente in quella del mwaz0341 a.C.cite-ref-finley114-17-4[17]cite-ref-braccesi165-27-1[27], allestisce una potente flotta, che sbarca presso mwaayLilibeo. Timoleonte è costretto ad interrompere la sua lotta contro i tiranni e anzi a coinvolgerli nel fronte antipunico, a partire da Iceta. A tappe forzate si reca a Segesta e lo scontro avviene nei pressi del fiume Crimiso (la cui identificazione è incerta: forse il mwaacBelice o il mwaagFiumefreddo). Qui Timoleonte ottiene una schiacciante vittoria sui Cartaginesi impegnati a guadare il fiume. Questi perdono non solo gran parte dell'armata mercenaria, ma anche buona parte della milizia cittadina (il cosiddetto "battaglione sacro"cite-ref-finley114-17-5[17]).cite-ref-braccesi165-27-2[27]
Il bottino è assai ricco. Una parte viene inviata a Corinto, come attesta un'iscrizione dedicatoria (mwabiSEG 11, 126) che è riportata anche da Plutarco (mwabmVita di Timoleonte, 29, 6)cite-ref-braccesi165-27-3[27].
«I Corinzi e Timoleonte, loro stratega, dopo avere liberato dai Cartaginesi i Greci insediati in Sicilia, offrirono agli dèi queste spoglie in segno di gratitudine.»
Timoleonte si spende perché propagandisticamente la vittoria al Crimiso venga associata a quella di Gelone alla mwabsbattaglia di Imera, ancora una volta nel segno della lotta al "barbaro" punico. Ma il richiamo all'ideale mwabwpanellenico non era così importante per i tiranni che contendevano a Siracusa il dominio, cioè Iceta, Mamerco, Ippone, Nicodemo e Apollonide: essi temevano, infatti, che la capitale aretusea, ben collegata in questa fase alla madrepatria Corinto, li avrebbe in breve rovesciati.cite-ref-28[28] La stessa attenzione che Timoleonte aveva mostrato alla madrepatria nella distribuzione del bottino suscita il malcontento dei mercenari campani stanziati presso l'Etna, oltre che dei signorotti. La reazione di Timoleonte è però pronta. Iceta è sconfitto e condannato a morte per tradimento, insieme al figlio, mentre la componente femminile della famiglia di Iceta viene condotta a Siracusa e lì condannata a morte dall'assemblea del popolo.cite-ref-29[29] Con i Cartaginesi viene stipulato un trattato di pace (nel mwacu339 o nel mwacy338 a.C.), che stabilisce nell'Hálikos il confine. I Cartaginesi, dal canto loro, si sottraggono all'alleanza con i tiranni e acconsentono a lasciare indipendenti le mwaccpoleis siceliote e liberi i Sicelioti che vogliono allontanarsi dalla mwacgepikràteia. Frantumato in tal modo il fronte dei nemici, Timoleonte ha buon gioco a vincere Mamerco e Ippone, che vengono giustiziati.cite-ref-30[30] In particolare, Mamerco fu forse mwac0crocifisso e Ippone torturato a morte nel teatro di mwac4Messana, sotto gli occhi di numerosi spettatori, tra cui diversi adolescenti fatti riversare lì dalle vicine scuole. Solo ad Andromaco, che lo aveva appoggiato fin dall'inizio, Timoleonte concesse di rimanere al proprio posto di tiranno di mwac8Tauromenio.cite-ref-finley113-1-3[1]
Ultimi anni: riforma costituzionale e morte
Come già mwadwDione, Timoleonte promette una riforma costituzionale che sia articolata da artefici esterni: vengono dunque chiamati dalla madrepatria Corinto due legislatori, Cefalo e Dionisiocite-ref-braccesi167-20-1[20]cite-ref-dreher59-21-1[21]. Non esistono fonti sui dettagli di questa riforma delle antiche leggi di mwaeuDiocle. Anche a questa riforma è stata attribuita una marca democratica, ma è più probabile che essa fosse invece di stampo oligarchico e non troppo diversa da quella abbozzata da Dione.cite-ref-dreher59-21-2[21] Forse il succo della riforma consisté nell'affidare il potere ad un'assemblea mwaeotimocratica, detta Consiglio dei Seicentocite-ref-finley115-23-1[23], che assistesse l'assemblea popolare nei suoi lavoricite-ref-braccesi167-20-2[20]. Al vertice dello Stato viene posto un mwafmmagistrato eponimo, detto mwafqamphípolos, da eleggere ogni anno fra i sacerdoti di Zeus Olimpio (dei tre eletti ne veniva poi sorteggiato unocite-ref-braccesi167-20-3[20]), ma non è chiaro se si trattasse di una carica meramente onorifica o se Timoleonte cercasse di dare alla propria riforma una consacrazione religiosa.cite-ref-finley115-23-2[23] In ogni caso questa carica sarebbe durata trecento annicite-ref-finley116-18-1[18].
Contestualmente alla riforma costituzionale, nel mwagm338 a.C. (in occasione dei giochi panellenici) Timoleonte emette un nuovo bando di colonizzazione che coinvolge Greci dell'Egeo e d'Asia. Anche l'entroterra della Sicilia ne beneficia, come evidenziato dai ritrovamenti archeologicicite-ref-braccesi167-20-4[20].
Diodoro Siculo pone la morte di Timoleonte tra il mwagk337 e il mwago336 a.C., ma molto probabilmente quella è la data in cui, con gravi problemi alla vista, il condottiero si ritira a vita privata. Timoleonte non fa ritorno a Corinto, ma spende i suoi ultimi giorni, ormai del tutto cieco, a Siracusa e quando si presentano problemi importanti partecipa ancora all'assemblea cittadina, prendendo la parola.cite-ref-dreher60-25-1[25]
Ai suoi funerali sarebbero affluite genti da tutta la Sicilia. In quell'occasione, stando al racconto di Plutarco, un tale Demetrio, il banditore dalla voce più potente, lesse da un manoscritto un decreto che sembra recitasse:
(greco)
«ὁ δῆμος ὁ Συρακουσίων Τιμολέοντα Τιμοδήμου
Κορίνθιον τόνδε θάπτει μὲν διακοσίων
μνῶν, ἐτίμησε δ᾽ εἰς τὸν ἅπαντα χρόνον
ἀγῶσι μουσικοῖς, ἱππικοῖς, γυμνικοῖς, ὅτι
τοὺς τυράννους καταλύσας καὶ τοὺς βαρβάρους
καταπολεμήσας καὶ τὰς μεγίστας τῶν
ἀναστάτων πόλεων οἰκίσας ἀπέδωκε τοὺς
νόμους τοῖς Σικελιώταις.»
(italiano)
«Il popolo di Siracusa qui onora il rito funebre di Timoleonte, figlio di Timodemo, di Corinto, con duecento mine, e lo riverisce in eterno con gare musicali, equestri, ginniche; egli infatti cacciò via i tiranni, vinse i barbari in guerra, restaurò la grandezza delle città devastate e ridiede ai Sicelioti le loro leggi.»
Note
cite-note-22. ↑ Sordi, op. cit., p. 370.
cite-note-33. ↑ Sordi, op. cit., p. 364.
cite-note-44. ↑ mwajgIl passo in perseus.tufts.edu. Il fatto è riportato anche da Diodoro (mwajkXVI, 65, 8).
cite-note-braccesi159-55. ↑ mwakemwakiBraccesi e Millino,mwakm p. 159.
cite-note-88. ↑ mwalumwalyBraccesi e Millino,mwalc p. 234.
cite-note-braccesi160-1010. ↑ mwamumwamyBraccesi e Millino,mwamc p. 160.
cite-note-1111. ↑ mwamsmwamwBraccesi e Millino,mwam0 pp. 160-161.
cite-note-1212. ↑ mwanemwaniBraccesi e Millino,mwanm p. 161.
cite-note-1313. ↑ mwancmwangBraccesi e Millino,mwank p. 162.
cite-note-1414. ↑ mwan0mwan4Braccesi e Millino,mwan8 pp. 162-163.
cite-note-braccesi163-1515. ↑ mwaoumwaoyBraccesi e Millino,mwaoc p. 163.
cite-note-braccesi164-1616. ↑ mwapumwapyBraccesi e Millino,mwapc p. 164.
cite-note-braccesi166-1919. ↑ mwarumwaryBraccesi e Millino,mwarc p. 166.
cite-note-braccesi167-2020. ↑ mwasumwasyBraccesi e Millino,mwasc p. 167.
cite-note-braccesi165-2727. ↑ mwawemwawiBraccesi e Millino,mwawm p. 165.
cite-note-3030. ↑ mwaxmmwaxqBraccesi e Millino,mwaxu pp. 165-166.
cite-note-3131. ↑ mwaxkIl testo su perseus.tufts.edu.
cite-note-3232. ↑ mwax0mwax4Braccesi e Millino,mwax8 p. 168.
Bibliografia
• citerefbraccesi-e-millinoLorenzo Braccesi e Giovanni Millino, La Sicilia greca, Carocci editore, 2000, ISBN 88-430-1702-0.
• M. Cary, mwayqTebe, in mwayuStoria del mondo antico, vol. V, Milano, Garzanti, 1999, pp.mwayy 90–118.
• citerefdreherMartin Dreher, La Sicilia antica, Bologna, il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13824-8.
• citereffinleyMoses I. Finley, Storia della Sicilia antica, 5ª ed., Bari-Roma, Laterza Editore, 1998 [1968], ISBN 88-420-2532-1.
• Reginald Hackforth, mwaysLa Sicilia dal 367 al 330 a.C., in mwaywStoria del mondo antico, Milano, Garzanti, vol. V, 1999, pp.mway0 248–278.
• mway8Marta Sordi, mwazamwazeScritti di storia greca, Vita e Pensiero, 2002.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itTimoleóne, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGaetano De Sanctis., TIMOLEONE o Timoleonte, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937.
• citerefdizionario-di-storiaTimoleonte, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Timoleon of Corinth, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.